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LA STORIA - giovedì 29 giugno 2017 

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[LA VERSILIA]

La Versilia e le stragi nazifasciste


Preoccupato per la crescente attività della Resistenza, Kesselring, comandante supremo delle truppe tedesche in Italia, il 17 giugno 1944 emanò un’ordinanza con cui autorizzava qualsiasi misura repressiva pur di stroncare il movimento partigiano. Per i Tedeschi era infatti di fondamentale importanza predisporre un sistema difensivo sull’Appennino Tosco-Emiliano a protezione delle risorse agricole ed industriali della Valle Padana, per cui era necessario fare “terra bruciata” intorno alle formazioni partigiane, attuando una vera e propria “strategia del terrore” che, nell’estate del 1944, provocò in tutta la Toscana quasi 4.000 vittime, in gran parte vecchi, donne e bambini.
Il settore tirrenico del fronte appenninico, denominato dal Comando tedesco Linea Gotica, poi Linea Verde, dalla spiaggia di Cinquale, saliva lungo le colline di Strettoia fino ai monti Folgorito, Carchio e Altissimo, scendendo attraverso i massicci del Corchia e della Pania fino in Garfagnana, pochi chilometri a sud di Castelnuovo. Di rendere sicuro questo settore del fronte, tra i fiumi Serchio e Magra, venne incaricata la 16 Divisione Corrazzata SS del generale Max Simon, di cui faceva parte il 16 Battaglione agli ordini del maggiore Walter Reder. Alla Divisione erano stati affidati compiti di grande importanza strategica: la protezione della costa dalla foce dell’Arno a La Spezia, la sorveglianza dei lavori di fortificazione, il reperimento della manodopera necessaria, la lotta alle formazioni partigiane che nel comprensorio avevano raggiunto una notevole consistenza. Operavano in Versilia la X bis Brigata “Gino Lombardi”, sui monti di Massa il “gruppo Patrioti Apuani”, su quelli di Carrara la “Ugo Muccino”, la divisione “Lunense” in Garfagnana, i reparti dell’IX Zona nella Media Val di Serchio.
Già nei mesi precedenti nel territorio apuoversiliese erano avvenuti alcuni eccidi, tra cui quello di Mommio e Sassalbo (Fivizzano) il 5 maggio ’44 con 22 vittime, di Forno il 13 giugno con 68 fucilati, di Valpromaro (Camaiore) il 30 giugno con 12 vittime.
Fu tuttavia con l’arrivo dela 16 Divisione SS che la situazione assunse il carattere di tragedia: tra la fine di luglio e la metà di settembre ’44 il Monte Pisano, la Versilia, i dintroni di Massa e Carrara, la Lunigiana divennero teatro di un’impressionamnte serie di orribili crimini nazisti, con la collaborazione dei repubblichini, che si resero protagonisti di una vera e propria “marcia della morte”.
Molte furono le località dove i nazifascisti seminarono motre e distruzione:Sant’Anna di Stazzema, Sassaia, Bardine San Terenzo, Valla, Vinca, Fosse del Frigido, Guadine, la Valle del Lucido, Bergiola, Pioppeti, Osterietta e tante altre, per un totale di circa 2.000 morti.
Insieme ai luoghi dove avvennero le stragi divennero tristemente noti alcuni edifici, trasformati in centri di detenzione e di tortura: la Pia Casa di Beneficenza e lo stabilimento Sacif a Lucca, luoghi di smistamento per migliaia di rastrellati; il Palazzo Littorio di Camaiore, sede della Brigata nera della Lucchesia; le scuole elementari di Nozzano, divenute in un tetro carcere; il “capannone” di Nocchi, luogo di raccolta di ostaggi; Villa Henraux a Seravezza, che ospitò un comando delle SS; la Caserma Dogali di Carrara, occupata dalla Brigata Nera di Apuania; il castello Malaspina, trasformato in carcere per condannati a morte.



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