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IL PAESE - giovedì 23 novembre 2017 

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[STORIA]

L’economia santannina

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Negli anni ’30 e ‘40 la principale attività era quella agricola-forestale:

Il bosco. Il bosco era una delle maggiori risorse.Ogni circa 20 anni gli appezzamenti venivano tagliati e con le piante abbattute ne veniva ricavato il carbone che era poi la merce di scambio con i contadini della piana della Versilia che fornivano frumento, granoturco, o frutta. Naturalmente il trasporto a scendere e a salire veniva fatto a spalla, non essendoci a S.A., per scelta obbligata l’utilizzo del mulo.

Il castagneto. Il castagneto rappresentava un’altra importante risorsa. La farina di ciaccio,naturalmente con il latte ed i suoi derivati, era l’alimento più abbondante utilizzato dai santannini .La cura della selva, il raccolto delle castagne, i metati, la cernita delle castagne secche ed infine la macinatura e lo stoccaggio della farina dolce erano le attività principali che impegnavano le famiglie nel periodo settembre-dicembre.

Le coltivazioni. A S.A. si coltivava un po’ di tutto anche se il raccolto era condizionato dalla stagione. Le patate, i fagioli, i pastinocelli, altre verdure, ma anche grano, granoturco, segale, orzo e canapa rappresentavano i prodotti principali.

Il bestiame. Ogni famiglia, a seconda del nucleo dei propri componenti o anche dall’appezzamento di prato di proprietà, aveva una mucca, qualche pecora, il maiale oltre agli animali da cortile. La mucca in particolare era la vera ricchezza perché oltre a dare il latte per il nucleo familiare permetteva di ricavarne il burro, quale merce di scambio per i clienti della piana e soprattutto il vitello che, dopo essere stato ingrassato veniva venduto ai macellai versiliese. Il ricavato serviva per acquistare quei beni che non potevano essere prodotti sul luogo. Il maiale ingrassato e macellato era la dispensa per l’anno successivo. Le pecore infine costituivano un’altra importante risorsa non solo per ricavarne il formaggio o l’agnello, ma anche la lana che dopo lavorata veniva utilizzata per ricavarne calzini, maglioni, canottiere e anche coperte.

Le fornaci. Esistono nel territorio di S.A. dei reperti archeologici che si riferiscono ad una particolare attività artigianale:quella relativa alla preparazione della calce. Nella politica di autarchia dovuta essenzialmente alla difficoltà dei trasporti che ripetiamo dovevano comunque essere effettuati a spalle, gli uomini di S.A. appresero già dal 1500 il mestiere di produttori di calce. La ricchezza del bosco e la possibilità di cave di pietra sul posto permise già da quel periodo e fino alla fine degli anni ’40 di produrre sul territorio la calce necessaria per costruire le abitazioni e per ricostruire quelle distrutte (la quasi totalità) dai nazisti nell’agosto del 1944. Era un lavoro che comportava l’impiego di molta manodopera. Uomini addetti all’estrazione della roccia e alla successiva preparazione della fornace vera e propria e poi alla alimentazione del combustibile (fascine di legna preventivamente preparate da donne) ininterrottamente per una decina di giorni. A cottura ultimata e dopo un naturale lungo raffreddamento della fornace veniva finalmente estratta la calce viva che, successivamente veniva conservata in apposite fosse ricoperte di acqua.

Alla fine degli anni ’30 nella zona di S.A. erano state riaperte anche le vecchie gallerie di minerali ferrosi e gli uomini dovettero riscoprire anche il vecchio mestiere dei loro antenati, il lavoro di minatore. Quella mineraria fu un’attività importante nell’area versiliese che risale addirittura agli etruschi. I minerali estratti sul territorio erano costituiti da solfuri misti fra cui pirite, pirite cuprifera, galena argentifera, minerali di ferro come limonite, magnetite ed ematite e solfato di bario. Il lavoro nelle miniere era un lavoro difficile e pericoloso e i turni, distribuiti sulle 24 ore, aggravavano ulteriormente il consueto impegno nei campi e nei boschi. Tuttavia cominciò a circolare un po’ più di denaro che permise alle famiglie una vita migliore.


Si ringrazia Enio Mancini per l’aiuto nella ricostruzione della storia del paese





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